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Altri Suoni - Bolzano News
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I fantasmi del passato, anche quelli più innocui, ritornano e purtroppo con brutti dischi, negli scaffali dei negozi specializzati, mentre la loro giusta collocazione sarebbe altrove, nei supermercati o negli autogrill, e lì bisognerebbe lasciarli, dimenticando di averli visti.
Philly Style è il manifesto della “fusion” che si suonava a cavallo tra gli anni '70 e '80 da jazzisti e non, in un periodo di transizione e di fuoriuscita dai circuiti tradizionali del jazz, alla ricerca di un ritorno anche commerciale che permettesse di sopravvivere, di solo jazz si campa ma non ci si arricchisce ed è cosa nota, ma non fu solo quello che diede alla luce il nuovo suono, molti avevano anche il piacere di suonare più “leggero”, Brecker, Cobham, Stern per citarne alcuni erano dei fuoriclasse, anche suonando una fresca commistione di generi, rock ed influenze latine che venivano amalgamate con gran maestria, ma non era il caso di Lorber, che però fu uno dei primi…
Ma oggi siamo nel 2003 ed Lorber non suona jazz e tantomeno muore di fame.
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L’altera signora del jazz ha dato alla luce una nuova creatura.
Considerata tra tutte la più versatile, dotata di uno stile canoro particolare e di capacità interpretative di elevato livello, è sicuramente e comunque una grande cantante.
Glamoured, termine gaelico che significa lasciarsi trasportare, vista la scelta dei brani e latmosfera dell’album, è un titolo quantomai azzeccato.
Dopo l’ultimo disco uscito l’anno scorso e da cinque anni a questa parte, la Wilson continua la rilettura di canzoni più o meno famose, pescando a piene mani dal catalogo americano del 1900, da Muddy Waters a Sting, passando dalle parti di Willie Nelson e Bob Dylan, omaggiando a buona ragione una grande del jazz, Abbey Lincoln.
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“Questo è un gran disco, ascoltatelo!”
Con questa premessa mi è stato consegnato il dischetto di Nicholas Payton, io un po’ scettico ho ribattuto “non sarà come quello di Roy Hargrove, spero”, ma la risposta è stata fermamente negativa e a buona ragione In effetti, la Sonic Trance elaborata dal giovane trombettista di Detroit non ha nulla a che vedere con il progetto di Hargrove, anch’egli trombettista, non ci sono sbilanciamenti funky o hip hop o concessioni al soul patinato e al pop, interpretati dalla solita pletora di ospiti illustri che fan sì che che il disco venda bene, niente di tutto ciò…
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Chi sostiene che nel jazz sia già stato detto e suonato tutto, dovrà ricredersi nell’ascoltare questo freschissimo quartetto capitanato da Roy Campbell; un lavoro edito dalla frizzante etichetta
Thirsty Ear, proprietà di Peter Gordon, che numero dopo numero propone quanto di meglio e nuovo si trovi nel panorama musicale d’oltreoceano, ad esempio lo stupefacente DJ Spooky e l’eccezionale Matthew Shipp, per citare i campioni più famosi della scuderia.. .
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La presenza di Tommy Lipuma in questo disco mi
scoraggia un pochino, perché il signore in questione è tra I produttori
discografici più prolifici e conosciuti del pianeta, a ragione talvolta, ma
spesso il suo nome è sinonimo di leggerezza, specialmente al lancio di nuovi
artisti… Al suo fianco questa volta, si trovano anche altri due nomi, Brian
Blade e Jon Cowherd: il primo, che qui produce, arrangia, scrive e suona, è il
valente batterista scelto da Wayne Shorter per il suo strepitoso disco “Alegria”
e il grande sassofonista non sbaglia mai nel scegliere chi lo circonda…
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Sony Music 1991
Poche sere fa, dopo una cena "potente", fagioli messicani con salsiccione (tosto piatto unico messicano), divorati assieme ad un amico
di lunga data, dalla cucina ci siamo spostati nel salottino di casa, per degustare diversi bicchierini di Ron Viejo Centenario, torcibudella
sudamericano indicato per digerire piatti, diciamo così, impegnativi...
Seduti sul divano, cullati dalle note dolenti del sax di Archie Shepp, si è discusso di questi nefasti tempi di guerra e di altre relative tristi cose, fino a quando il mio amico, che trova evidentemente molto ostico lo splendido suono di Shepp, non mi ha detto, pretendendolo: Si può sentire qualcosa di ascoltabile, magari del sano blues?
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Jazzland Records 2001
Difficile cogliere gli sprazzi di luce in questo amalgama sonoro, senza avere un tipo di cornee abituate a questo genere di luminosità profondamente norvegese, difficile da cogliere se non ci si dispone mentalmente a farlo (!)...
Eppure, tra le maglie di questo tessuto musicale (musica da fiordo, la chiamo), tra gli impulsi di questa "elettronica nera", brilla una inaspettata sorpresa...,eh sì,... perché dalla Norvegia, di
cose belle ne arrivano di continuo e cito Bugge Wesseltoft, N.P. Molvaer, Beady Belle e altri...
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Provocateur Records 1996
Quando acquisto un nuovo disco e corro a casa a sprofondarmi nel divano per godermi l'ascolto, sorseggiando un invecchiato irlandese, non seleziono mai (o quasi) la prima traccia ma salto nel
mezzo, tra il 5° e il 7° pezzo solitamente; è una vecchia abitudine consolidata negl'anni, dal finire degli anni '70, quando iniziai a comprare i miei primi Lp (partivo, ricordo, dalla seconda facciata),
quanto tempo è passato...
Ho fatto così anche con questo doppio cd di Colin Towns e della sua Mask Orchestra, iniziando questa volta dal secondo cd, traccia n.5, NIGHT TRAIN WINDOW FACE, sono rimasto basito, un trombone
scatenato mi ha ricordato, quanto io ami la musica, il jazz e le grandi orchestre.
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JAZZLAND - Remixed - Jazzland Records 2000
JAZZLAND - Remixed 2 - Jazzland
Records 2001
Nuovi venti soffiano da nord, dalla gelida Norvegia.
Sono spifferi provenienti da casa Jazzland, proprietà di Bugge Wesseltoft e ben vengano questi soffi sonori, sono sempre ben accetti!
Si tratta di brani già editi rivisitati in chiave più elettro, ad eccezzione di qualche intedito, costruzioni sonore che avevano già lasciato traccia per quel fascino magnetico tipicamente norvegese, qui addirittura superando per bellezza, in qualche occasione, gli originali.
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