CASSANDRA WILSON - Glamoured - Blue Note 2003
Data: Mercoledì, 19 novembre @ 18:30:31 MET
Argomento: Jazz & Blues


GlamouredL’altera signora del jazz ha dato alla luce una nuova creatura.

Considerata tra tutte la più versatile, dotata di uno stile canoro particolare e di capacità interpretative di elevato livello, è sicuramente e comunque una grande cantante.

Glamoured, termine gaelico che significa lasciarsi trasportare, vista la scelta dei brani e latmosfera dell’album, è un titolo quantomai azzeccato.

Dopo l’ultimo disco uscito l’anno scorso e da cinque anni a questa parte, la Wilson continua la rilettura di canzoni più o meno famose, pescando a piene mani dal catalogo americano del 1900, da Muddy Waters a Sting, passando dalle parti di Willie Nelson e Bob Dylan, omaggiando a buona ragione una grande del jazz, Abbey Lincoln.



Accompagnata oramai da diversi anni dal pirotecnico Brandon Ross alle chitarre (in realtà molto misurato quando lavora con lei) e dal percussionista Jeffrey Haynes, si avvale in questa occasione della produzione e anche della chitarra di Fabrizio Sotti (chitarrista della Oxa-?-), mentre alla batteria percuote le pelli la conosciuta Teri Lynne Carrington, l’armonica in un paio di tracce è egregiamente suonata da Gregoire Maret.

Ma la formula, anche se vincente, questa volta non (mi) convince, per diverse ragioni…

La cover di Fragile (Sting) non sorprende, nonostante la vellutata interpretazione, l’arrangiamento in stile calypso di Lay Lady Lay (Dylan) rafforza la mia convinzione che certe canzoni debbano rimanere inviolate per non creare pasticci, quando però la Diva rivede Honey Bee di Muddy Waters, il restyling è tale da far brillare una pepita come un’intera montagna d’oro, perché Cassandra sa cantare il blues, chi nasce come lei dalle parti del Mississipi lo porta dentro il cuore ed è qui che la cantante fa suo l’ascoltatore, seducendo e convincendo, la chiamano musica del diavolo!!!

Throw it away è il tributo che la Wilson paga alla sua musa ispiratrice ed è cantata nel tipico stile della Lincoln, una palese dimostrazione di come si canta il jazz, ma alla fine mi rimane il dubbio che questa moda di rileggere il passato, seppur circondandosi di valenti musicisti e produttori, sia il viatico migliore per raggiungere il maggior numero di fruitori anche non proprio appassionati di jazz, un elegante mix di canzoni per non dispiacere e per piacere, concepito con calcolo, nascondendo forse un’esaurita vena creativa, anche solo momentanea, o anche una sorta di adagiamento sugl’allori o ancorpiù, sul divano/trono di Regina del Jazz!

Domande che rimangono tali, il disco va sentito per farsi una opinione a riguardo, certo è bello e godibile, come è certo che tutti possono sbagliare, i cantanti, i produttori e soprattutto i recensori! Da sentire.







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